Con la schiena adagiata sul tronco della grande quercia, Lisa aprì il vecchio libro di favole che teneva sulle gambe e cominciò a sfogliarlo lentamente, soffermandosi a guardare le bellissime illustrazioni che fin da piccola l’avevano affascinata. Aveva sempre amato quel grande libro e per un attimo ricordò quando, non sapendo ancora leggere, fantasticava solo sulle immagini e poi ancora quando, con la massima concentrazione, leggeva lentamente con l’indice che scorreva sulle righe per non perdere il segno. Ora che erano passati diversi anni e non era più una bambina, non si stupì nel ritrovare le stesse sensazioni di allora, solo apparentemente dimenticate: i disegni avevano ancora lo stesso fascino e le fiabe erano ancora più belle di come le ricordava. Fu un piacere ritrovarle, come se fossero rimaste sempre lì ad attenderla pazientemente. Fu facile lasciarsi prendere dalla voglia di rileggerle, dimenticare il resto ed entrare in un mondo incantato.
L’usignolo... Il palazzo del principe-drago... I cigni selvatici... La bella addormentata nel bosco... Il principe Kamar e la principessa Budur... Il terribile guerriero... Biancaneve... Pollicina... Il dio del fiume... I musicanti di Brema... Hänsel e Gretel... Il gatto con gli stivali... Pelle d’asino... Le tre fate... L’acciarino magico... e poi
- E poi ci sono io.
Al suono di quella voce, Lisa sussultò dallo spavento e sollevò lo sguardo dal libro.